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E se in Italia arrivasse l’Apocalisse e la violenza prendesse il potere con un colpo di stato? Come altre grandi opere, anche il romanzo grafico United We Stand (Marsilio) si muove in uno scenario terrificante, ne disegna i contorni con forza narrativa e trascina dentro il suo mondo ipotetico. Simone Sarasso e Daniele Rudoni, scrittore il primo, disegnatore il secondo, sono gli autori di questa prima “graphic net novel” italiana.

Testo di Giuliano Di Caro

Evviva i romanzi grafici, ti viene da pensare quando ti lasci alle spalle l’ultima pagina di United We Stand. Strabuzzi gli occhi, se sei un lettore delle graphic novel americane o un amante delle (inquietanti) storie ben raccontate, dai what if letterari e visionari del Philip K. Dick di “La Svastica sul Sole” in poi. Perché la storia d’Italia è un fiume nero e sotterraneo immenso che per un narratore – e un lettore – vale oro. Evviva le storie americane, che ci affascinano perché sanno essere terribilmente vicine e al contempo terribilmente lontane dal vissuto di noi europei. Ma saper mettere le mani nella storia recente del nostro paese e uscirne con un racconto cupo e potente di un futuro possibile, come hanno fatto Sarasso e Rudoni, è questione di talento purissimo.

Un presidente del consiglio donna, un gruppo paramilitare di estrema destra che prende il potere, terroristi del passato che riemergono dall’oblio per scrivere l’ennesima pagina nera. Un paese vinto eppure irriducibile e ribelle. In un anno di vita, la vicenda di United We Stand ha catturato migliaia di lettori, nelle librerie quanto su internet. Un vero e proprio “romanzo multimediale” capace di intrecciare intrattenimento, parole, Storia, immagini e paure collettive. Ne abbiamo parlato con i suoi due autori.

Come vi descrivereste a chi sente parlare di voi per la prima volta?

Simone Sarasso (SS):
Sono uno scrittore, scrivo per guadagnarmi da vivere. Mi occupo di narrativa, fumetti, cinema e televisione. Il medium non è così importante, quello che conta è la storia.

Daniele Rudoni (DR):
Sono un artigiano e non un artista. Amo il prodotto mainstream e non amo chi è troppo legato al concetto di fumetto come nona arte. La mia missione è raccontare storie e intrattenere la gente che le ascolta.

In due parole, cos’è United We Stand?

SS:
Un romanzo a fumetti, una visione apocalittica del futuro dell’Italia, questo paese che amo e odio alla follia.

DR:
Un progetto nuovo e sotto molti aspetti ambizioso, il mio primo lavoro così lungo e impegnativo, una graphic net novel multimediale del ventunesimo secolo.

“Graphic net novel”. Cosa intendete con questo termine?

SS:
La storia inizia nel volume illustrato e si propaga in rete, sul sito, con decine di narrazioni tangenziali: racconti ambientati nell’universo di UWS scritti da colleghi scrittori e da semplici lettori, fonodiari resistenti, illustrazioni supplementari, colonne sonore, etc. etc. Date un’occhiata al nostro spazio web: il “net” tra graphic e novel sta tutto là.

In United We Stand il Presidente del Consiglio è una donna, quasi un temporaneo messaggio di ottimismo prima del colpo di Stato. Vi siete ispirati a qualche personaggio della scena politica in particolare?

SS:
No. Il nostro è un semplice augurio alla nazione: se le donne avessero posizioni di responsabilità nella gestione dello Stato, probabilmente l’Italia sarebbe un paese migliore.

UWS racconta la debolezza del sistema democratico, il rischio sempre insito che qualche megalomane possa prendere il potere con la violenza facendo leva su vecchi e confusi sentimenti di estrema destra e rivalsa. UWS è un futuro possibile, un avvertimento a beneficio di un popolo sopito, o soltanto un incubo, un what if destinato a rimanere tale?

SS:
Non credo che in Italia esistano (né siano mai esistite) le condizioni per un golpe militare. Se così non fosse, probabilmente nei Settanta avremmo avuto uno scenario molto simile a quello della Grecia dei Colonnelli. UWS è un progetto di intrattenimento che nasce dalle ceneri del nostro immaginario apocalittico (quello degli anni Ottanta) stravolto dal crollo delle Torri. UWS è una visione della Nuova Apocalisse.

Intrattenimento o impegno civile?

DR:
Intrattenimento, sopra ogni cosa. È l’intrattenimento, il mio impegno civile.

Cosa pensate dei movimenti di estremisti e neofascisti? Nelle loro fila è verosimile che si stia già muovendo un futuro golpista? O pensate che nella realtà esistano maggiori meccanismi di difesa democratica rispetto all’Italia di UWS?

SS:
Come ti dicevo prima, non credo che nel nostro paese esistano le condizioni per un golpe militare. E non vedo nelle recrudescenze fasciste (mai sopite nella storia della Repubblica) un pericolo reale di sovvertimento dell’ordine costituito. Ho la sensazione che nello Stivale la gente sia stata progressivamente privata delle più elementari forme di esercizio democratico senza bisogno della violenza. Il golpe silenzioso della cultura dell’immagine e del consumo a tutti i costi hanno fatto molti più danni dei manganelli negli ultimi vent’anni.

Simone, hai scritto una trilogia sugli aspetti grotteschi e oscuri della storia recente del nostro paese. Ci parli di questa entratura, di questo punto di vista sull’Italia?

SS:
Il mio è percorso letterario è un percorso di indignazione civile. Da semplice appassionato di Storia sono diventato un esperto di “misteri italiani” e successivamente un romanziere. Questo perché, più si scava nel ventre molle della storia patria contemporanea, più ci si rende conto di quanto resistente sia il muro di gomma che lo Stato ha posto a difesa delle proprie degenerazioni. La narrativa è stata la conseguenza naturale del fallimento della ricerca della “verità”: se né la giurisprudenza né la Storia possono provvedere giustizia per le vittime innocenti, forse la memoria può regalare un pizzico di consolazione. E la letteratura può far sì che quelle storie, le storie di tutte le vittime, continuino a essere raccontate affinché le nuove generazioni non si scordino delle loro origini.

UWS è anche il tentativo di distillare gocce di questa ricerca personale e renderle disponibili a lettori più giovani?

SS:
È questo quello che faccio: scrivo finzione per fare memoria. Per fare in modo che anche chi non c’era sappia. E, possibilmente, non commetta gli stessi errori dei nonni e dei padri. Ho iniziato raccontando il passato in CONFINE DI STATO e SETTANTA. Concluderò la mia incursione con il terzo volume della trilogia. Nel frattempo, però, ho preso a raccontare il futuro, perché l’urgenza del tempo nuovo è forte. In UWS faccio riferimento a una guerra civile che, di fatto, non racconto.
Nel mio nuovo romanzo TERRA DI NESSUNO (finito proprio in questi giorni), renderò conto del mondo nuovo, stravolto dalla guerra e dall’apocalisse, in cui si resiste in nuove e inaspettate modalità.

Che feedback avete ricevuto dai lettori di UWS?

DR:
Nell’anno di autoproduzione che ha preceduto l’uscita in libreria, si è formato uno zoccolo duro di lettori molto affamati di storie e molto interessati alla multimedialità che avevamo donato al progetto. Sul sito di UWS  si trova ogni sorta di materiale aggiuntivo: racconti, illustrazioni, pagine di diario, mp3, colonna sonora. Abbiamo avuto uno stretto rapporto con questi lettori, anche perché erano in numero nettamente inferiore ai lettori dell’edizione Marsilio. Da ottobre 2009, i lettori si sono moltiplicati: la graphic novel è piaciuta anche a molta gente non abituata a leggere fumetti e questo ci rende molto orgogliosi.

Qual è l’attuale situazione delle graphic novels in Italia? È un movimento ricco e vitale o al contrario un arcipelago di isole “creative”?

DR:
Le graphic novels stanno lentamente emergendo dall’oblio, grazie all’attenzione delle case editrici da libreria. Tuttavia nel mercato ci si affida troppo spesso ai grandi nomi, senza riservare alcuna attenzione alla qualità di storie e disegni. Il lettore di graphic novel si trova a ricercare un disegno “brutto” convinto che quella sia la cifra dei romanzi a fumetti, quando è chiaro che non è così.
Ci sono anche molte proposte valide, su tutte le collaborazioni di Giuseppe Palumbo con Giancarlo De Cataldo e Massimo Carlotto, “Un sogno turco” e “Tomka”, e le graphic novel di Gipi.

Quali sono i vostri autori di riferimento?

DR:
Frank Miller, Mike Mignola, Luca Rossi, Eiji Otsuka (fra gli altri) per i disegni. Brian K. Vaughan, Mark Millar, Robert Kirkman, Ed Brubaker, Takehiko Inoue (fra gli altri) per le storie.

SS:
Per quanto riguarda gli scrittori stranieri, quoto Daniele e mi permetto di aggiungere Max Brooks, il talentuosissimo figlio di Mel, autore del capolavoro World War Z.
Sul fronte italiano i miei modelli di riferimento sono Wu Ming, De Cataldo, Genna e Bertante.

Dal punto vista stilistico, quali sono le caratteristiche principali delle tavole e dei tratti di UWS?

DR:
Le tavole hanno un range limitato di gabbie, una tripartita (con 3 vignette), una quadripartita (4 vignette) e le splash page (1 sola vignetta), questo conferisce alla graphic novel un aspetto a 16:9 con inquadrature da film e una velocità di lettura elevata, che impedisce al lettore di annoiarsi. Il tratto è realistico, le persone sembrano vere, ma sono sintetizzate con un segno nero forte: le vicende acquistano credibilità e allo stesso tempo non perdono in drammaticità. Non ci sono onomatopee (i suoni “disegnati”) e anche questo conferisce maggior realismo alla vicenda narrata: avete mai visto comparire la scritta BOOM sopra ad un’esplosione reale??

I vostri percorsi personali (romanziere l’uno, insegnante di tecnica del fumetto e nel giro della Marvel l’altro, entrambi impegnati su più fronti professionali) raccontano che in Italia per vivere realizzando graphic novels di ottima qualità tocca fare anche molte altre cose. Che paese è l’Italia per chi vive di storie?

SS:
In Italia non è semplicissimo sopravvivere scrivendo, ma nemmeno impossibile. Occorre non dimenticarsi mai che si tratta di un lavoro e non di un hobby. E dunque va fatto con costanza, ogni giorno, trecento giorni l’anno. Il talento serve, ci mancherebbe. Ma, come sempre, è questione di trovarsi al posto giusto nel momento (storico) giusto.

DR:
L’Italia non è il paese ideale, per raccontare storie a fumetti. Il mercato è stantio e “governato” da veri e propri baroni, sia artisti che editori, che fanno il bello e il cattivo tempo e condizionano in maniera pesante le proposte editoriali.

Dieci anni fa la situazione era migliore? E come vi immaginate che sarà fra dieci anni?

SS:
Dieci anni fa non avevo mai scritto una riga. Non immaginavo neppure che di mestiere avrei fatto lo scrittore, mi immaginavo insegnante. Oggi vivo di scrittura. E se lo posso fare è soprattutto grazie alle nuove tecnologie, che mi hanno permesso di documentarmi su quello che scrivo spostandomi pochissimo e mi hanno reso accessibili editori, registi, produttori, alla fiducia che gli editori hanno riposto in me e alla perseveranza.

DR:
Dieci anni fa la situazione non era molto diversa, bisogna risalire ai tempi delle cosiddette “riviste a fumetti” per trovare spazio creativo e possibilità di emergere di talenti nuovi. Fra dieci anni? Non mi azzardo a fare previsioni!

Quale paese del mondo è il paradiso per chi scrive e disegna graphic novels?

DR:
In generale io parlerei di fumetto. Il paese che è aperto al fumetto è infatti aperto a qualsiasi modo di raccontare attraverso sequenze disegnate, romanzi grafici compresi.
L’America sta facendo cose parecchio interessanti dal punto di vista dell’intrattenimento mediatico di massa a fumetti, trova soluzioni intelligenti e mai scontate, sperimenta a livello grafico e narrativo.
Il Giappone è uno dei sogni di ogni fumettista: libertà creativa estrema, possibilità di raccontare qualsiasi cosa, massima drammaticità attraverso la narrazione dell’“attimo fuggente”.

Su cosa sarà centrato il vostro prossimo lavoro a quattro mani?

SS:
Si chiamerà SOLDATO REGIO e narrerà la storia del primo supereroe risorgimentale.

Come vi siete conosciuti e come avete deciso che avreste lavorato insieme?

SS:
Siamo amici da dieci anni, abbiamo una grande affinità narrativa ed entrambi amiamo alla follia il fumetto americano. Non ci abbiamo messo molto a capire che dovevamo lavorare insieme.

Internet sta rendendo le persone, specialmente i più giovani, piuttosto assuefatti all’immagine e al video come veicoli di contenuti, siano essi informativi, artistici o di altro tipo. La graphic novel può essere il compromesso ideale tra immagine e testo nell’epoca del web e della comunicazione veloce?

DR:
Io credo alla potenza del fumetto. È un medium particolare, la cui fruizione non può essere passiva come quella di un film.
Il fumetto necessita di partecipazione creativa. Necessita di uno sforzo intellettuale. La sua fruizione è più impegnativa, è vero, anche di quella di un video game, in cui la partecipazione è sì attiva, ma il fruitore deve comunque seguire un percorso stabilito da altri.
Nel fumetto la nostra creatività riempie quello spazio bianco fra una vignetta e l’altra. La creatività di ciascuno entra in gioco. La lettura di un fumetto cambia da persona a persona, l’opera stessa cambia. In UWS abbiamo volutamente tenuto “ambigue” alcune situazioni, sta al lettore completarle in maniera che soddisfi lui e lui solo.

La generazione di fumettisti del domani quali temi farà suoi? In quali aspetti di questo paese riconoscete temi e personaggi che vi ispirano una forte urgenza narrativa?

SS:
Potrò sbagliarmi, ma credo che, nelle produzioni del futuro, l’apocalisse continuerà ad andare di moda…

DR:
È difficile da dire. Le nuove generazioni sono spesso molto tecniche, molto brave a livello accademico, ma con poche cose da raccontare…
Penso ci sia un’indecisione di fondo, nelle nuove generazioni, dovuta all’incredibile mole di stimoli esterni a cui sono sottoposte. In mezzo al marasma delle proposte è difficile fare una scelta. Spesso l’unica soluzione è non scegliere.

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2 Risposte

  1. Emanuele Spano scrive:

    vengo a conoscenza – sempre con gioia e piacevole sorpresa – attraverso le segnalazioni di Hubbub, del talento nostrano. Complimenti Sarasso/Rudoni.
    saluti
    Emanuele Spano
    http://www.emanuelespano.it
    http://www.hubbub.it/?p=554

  2. [...] tuo ultimo progetto, J.A.S.T. (Just another spy tale) insieme a due vecchie conoscenze di Hubbub, i graphic novelist Simone Sarasso e Daniele Rudoni, è alquanto innovativo. Una sorta di romanzo a sei mani, appena [...]

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